ONCOGENESI e MICROBIOTA

Il cancro al seno (CS) è il cancro più comune tra le donne in tutto il mondo. Fattori genetici, terapia ormonale sostitutiva, stile di vita, abitudini alimentari ed età sono tra i fattori di rischio CS.

Negli ultimi decenni, il microbiota ha suscitato molta attenzione in diverse aree, inclusa la biologia del cancro. I batteri e i loro metaboliti possono manipolare diverse vie di segnalazione, ad es. E-caderina / β-catenina, causano rotture del doppio filamento del DNA, promuovono l’apoptosi, alterano la differenziazione cellulare e interagiscono con i recettori toll-like (TLR) del sistema immunitario innato per attivare le vie di segnalazione infiammatoria e aiutare a mantenere l’emostasi del corpo.

In caso di disbiosi si possono verificare importanti alterazioni del sistema immunitario, con una diminuzione dei linfociti e aumento dei neutrofili, entrambi fattori che possono contribuire a una riduzione della sopravvivenza dei pazienti con CS.

L’interazione tra il microbioma umano e il cancro è chiamata “oncobioma“.

Fino ad una decina di anni fa si credeva che il tessuto mammario fosse sterile, ora è noto un suo microbiota specifico.

Recentemente sono emerse differenze significative nella popolazione del microbiota nei pazienti affetti da tumore al seno rispetto ai volontari sani. Questa evidenza suggerisce che i batteri possono influenzare lo stato di salute del tessuto mammario stimolando le risposte immunitarie e infiammatorie dell’ospite.

Anche il microbiota gastrointestinale gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute, grazie alla sua capacità di proteggere il corpo dai patogeni; al suo contributo nello sviluppo e modulazione del sistema immunitario; alla trasformazione di fibre indigeribili in acidi grassi a corta catena (SCFA), alla disattivazione di tossine e agenti cancerogeni e regolazione dei flussi estrogenici.

Alcuni studi mostrano come i metaboliti prodotti del microbiota possono influenzare la comparsa di CS. Ad esempio, la cadaverina che si forma dalla decarbossilazione della L-lisina è ridotta nell’intestino nello stadio iniziale di CS e porta a una minore produzione dell’acido litocolico, un metabolita batterico capace di inibire la progressione del CS, la transizione epiteliale-mesenchimale e le metastasi. Altri metaboliti batterici possono stimolare lo stress ossidativo e nitrosativo che inibisce la progressione del CS oppure come nel caso degli SCFA, possono modulare positivamente (acetato e butirrato) o negativamente (propionato) l’invasione cellulare e l’apoptosi nel CS.

Alcuni batteri intestinali possono convertire alcuni lignani vegetali in enterolignani (con effetto simil-estrogenico), enterolattone ed enterodiolo e migliorare la sopravvivenza delle pazienti di sesso femminile in post-menopausa con CS o ridurre il rischio di CS prima della menopausa. Inoltre, un elevato consumo di fibre vegetali aumenta la crescita a livello intestinale di Bifidobacterium e Faecalibacterium prausnitzii che sono stati riconosciuti avere attività antinfiammatoria ed effetti antitumorali.

L’obesità aumenta invece il rapporto Firmicutes : Bacteroidetes che può comportare un aumento dei livelli di estrogeni nel sangue e contribuire a un maggiore rischio di CS.

Il microbioma intestinale è uno dei principali regolatori degli estrogeni circolanti e il termine “estroboloma” indica i microrganismi coinvolti nel ricircolo enteroepatico di estrogeni, capaci così di influenzare i livelli circolanti di questi ormoni e la loro escrezione.  

Alterazioni dell’estroboloma potrebbe interrompe l’omeostasi attraverso l’interruzione del metabolismo degli estrogeni e aumenta il rischio di CS positivo al recettore degli estrogeni nelle donne in post-menopausa.

Il microbioma potrebbe anche diminuire il rischio di CS modulando l’estrogeno funzionale. Le attuali terapie ormonali sostitutive potrebbero pertanto essere ulteriormente potenziate combinando la cura del microbiota.