Sportivi, performance e recupero

Il microbiota intestinale interviene in modo significativo sulla capacità digestiva e assimilativa dei nutrienti, sull’omeostasi energetica, sul corretto funzionamento del sistema immunitario, sulla capacità detossificante e sui livelli redox del nostro organismo. Inoltre, può influenzare la massa muscolare attraverso attività antinfiammatoria e pro-anabolizzante ed è capace di metabolizzare l’acido lattico in propionato, che può essere utilizzato come fonte di energia dal fegato e dalle cellule muscolari, migliorando le prestazioni di resistenza mantenendo la glicemia nel tempo.

L’esercizio fisico modifica il microbiota intestinale influenzando il tempo di transito intestinale, il profilo degli acidi biliari, la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), la massa corporea, il sistema immunitario innato e adattativo e l’immunità delle mucose del tratto digerente e respiratorio.

Quando eseguito in modo adeguato e regolare, lo sport riduce la permeabilità intestinale e stimola adattamenti benefici, migliorando la resilienza a lungo termine della barriera intestinale e agisce positivamente sulla composizione del microbiota intestinale.

Mentre se eccessivo e/o il recupero è inadeguato, causa stress fisico e psicologico, portando ad un calo delle prestazioni, affaticamento, insonnia, ansia, infiammazione, immunosoppressione e sintomi gastrointestinali quali nausea, vomito, dolore addominale e diarrea.

In base al tipo di attività sportiva si hanno specifiche esigenze fisiologiche e biochimiche che richiedono misure adeguate a contrastare lo stress ossidativo, la permeabilità intestinale, lo squilibrio elettrolitico, l’esaurimento del glicogeno, le frequenti infezioni delle vie respiratorie superiori, l’infiammazione sistemica e le risposte immunitarie. Preservare un sano microbiota significa migliorare le performance e il recupero dell’atleta.

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